Una percentuale variabile dei pazienti con melanoma cutaneo senza metastasi al momento della prima diagnosi, sviluppano successivamente una progressione della malattia.
La metastatizzazione può avvenire per contiguità, per via linfatica o per via ematica. I pazienti operati per melanoma in situ non sono a rischio di metastatizzazione e l'asportazione chirurgica radicale della lesione è l'unico atto terapeutico previsto.
Il fattore prognostico più importante è costituito dallo spessore (secondo l'indice di Breslow). La sopravvivenza a 5 anni è pari al 97% in pazienti con spessore inferiore a 0,75 mm, e pertanto, in questa categoria di soggetti si può ritenere che la guarigione sia completata attraverso l'asportazione chirurgica della lesione. Esistono poi fattori prognostici individuali (sesso, età, localizzazione anatomica della lesione primaria) e fattori prognostici legati alla neoplasia che considerano il tipo istologico, la presenza di ulcerazione, regressione, infiltrato infiammatorio e indice mitotico del tumore.
Tutti i soggetti operati di melanoma dovrebbero essere sottoposti ad adeguato follow-up con protocolli differenziati in base allo spessore del tumore. L'elaborazione di adeguate linee guida di follow-up per pazienti affetti da melanoma deve essere basata sulle caratteristiche clinico-patologiche della lesione primitiva.
In funzione di alcuni parametri clinici e istopatologici si provvederà a fare eseguire ai pazienti accertamenti clinici e strumentali ogni 3-12 mesi.
Indagini mirate saranno inoltre effettuate sulla base della sintomatologia clinica.
[Ultimo aggiornamento: 17/06/2003]
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